La scienza come possibilità, responsabilità e libertà. È questo il messaggio che ha attraversato l’Aula Magna del Polo Cafarelli per UniStem Day, l’iniziativa internazionale dedicata alla ricerca biomedica che, per la prima volta, ha fatto tappa all’Università di Foggia.
Un debutto significativo per l’ateneo foggiano, che entra così nella rete globale di università coinvolte in un progetto nato diciotto anni fa all’Università degli Studi di Milano e cresciuto fino a diventare un appuntamento di riferimento per la divulgazione scientifica rivolta agli studenti delle scuole superiori.
Cos’è UniStem Day e perché nasce
UniStem Day prende forma nel 2009 da un’intuizione del Centro UniStem di Milano, con l’obiettivo di creare un ponte diretto tra il mondo della scuola e quello della ricerca. L’idea è semplice quanto ambiziosa: portare la scienza fuori dai laboratori e raccontarla ai giovani attraverso le voci di chi la vive ogni giorno.
Nel tempo, l’iniziativa ha assunto una dimensione internazionale, coinvolgendo decine di università e migliaia di studenti in una giornata condivisa fatta di incontri, collegamenti e testimonianze. Se in origine il focus era sulle cellule staminali, oggi il progetto abbraccia temi più ampi: medicina, etica, sostenibilità, innovazione e diritti.
L’edizione 2026, la diciottesima dalla nascita dell’iniziativa milanese, ha scelto come filo conduttore “Liberi di scegliere”, un invito rivolto ai ragazzi a costruire il proprio futuro attraverso la conoscenza e la consapevolezza.
La giornata a Foggia: scienza, vita e racconto
Per la sua prima partecipazione, l’Università di Foggia ha costruito un programma multidisciplinare capace di unire divulgazione scientifica e storie personali. Studentesse e studenti delle classi quarte e quinte si sono confrontati con ricercatori e docenti, entrando in contatto diretto con il mondo della ricerca.
Ad aprire la giornata è stato Vladyslav Sikora, ricercatore ucraino oggi impegnato nel laboratorio di farmacologia dell’ateneo foggiano. Il suo intervento ha subito ribaltato l’immaginario comune: “La scienza non è spettacolo, non è fatta di esplosioni o di genialità fuori dal comune. È lavoro duro, curiosità e domande”.
Un messaggio che ha trovato riscontro nel dialogo con il pubblico, dove è emersa una percezione diffusa della scienza come difficile, ma anche la consapevolezza che proprio la difficoltà fa parte del percorso di ogni ricercatore.
Dalla guerra alla ricerca: la scienza come resistenza
Il racconto di Sikora ha assunto un tono ancora più profondo quando si è intrecciato con la sua esperienza personale. Originario dell’Ucraina, ha descritto le difficoltà di fare ricerca in un contesto segnato dal conflitto: università danneggiate, laboratori distrutti, lezioni nei bunker o trasferite online.
Eppure, nonostante tutto, la scienza continua a esistere. “Science never stop”, ha ribadito più volte, trasformando la sua testimonianza in una lezione di resilienza. Il suo percorso, dall’Erasmus a Foggia fino al ritorno come ricercatore, è diventato così un esempio concreto di come la ricerca possa superare i confini e offrire nuove opportunità.
La scelta di donare: informazione contro paura
Il secondo momento della giornata ha affrontato uno dei temi più delicati della medicina contemporanea. Antonella Cotoia ha guidato gli studenti in un percorso di conoscenza sulla donazione di organi, partendo da un principio chiave: “Essere liberi di scegliere significa essere informati”.
Con chiarezza e rigore, ha spiegato cosa sia la morte cerebrale, come viene accertata e quali sono i passaggi che permettono la donazione. Un sistema complesso, regolato da protocolli rigorosi e sostenuto da una rete organizzativa che coinvolge strutture locali, nazionali ed europee.
Nel suo intervento è emersa anche una riflessione sul peso dell’informazione. Un singolo errore, amplificato mediaticamente, non può mettere in discussione un sistema che ogni anno salva migliaia di vite. La donazione, ha sottolineato, resta un atto fondamentale di responsabilità e solidarietà.
Ambiente, genere e nuove prospettive
La giornata si è poi aperta ad altri ambiti della ricerca. Matteo Francavilla ha raccontato il potenziale delle alghe come risorsa per un futuro sostenibile, mentre Anna Grazia Lopez ha affrontato il tema delle discipline STEM e delle disuguaglianze di genere, invitando a riflettere sulle opportunità ancora da costruire.
Quattro interventi diversi, uniti però da una stessa visione: la scienza come strumento per comprendere il mondo e trasformarlo.
Un debutto che guarda al futuro
La prima partecipazione dell’Università di Foggia a UniStem Day rappresenta un passo importante nella direzione della Terza Missione: rendere la conoscenza accessibile, creare dialogo con il territorio e coinvolgere le nuove generazioni.
Non solo un evento, ma un’esperienza capace di lasciare un segno. Perché il messaggio che arriva agli studenti è chiaro: la scienza non è lontana, non è per pochi, ma è una possibilità concreta. E scegliere di conoscerla significa, in fondo, scegliere il proprio futuro.