Il 5 e 6 febbraio 2026 l’Aula Magna “F.M. Silla” del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Foggia ha ospitato il convegno nazionale “Il lavoro sfruttato”, due giornate di studio e confronto che hanno messo al centro uno dei fenomeni più complessi e drammatici del mercato del lavoro contemporaneo. L’iniziativa ha rappresentato il momento conclusivo del progetto PRIN 2022 dedicato all’analisi interdisciplinare delle politiche di prevenzione dello sfruttamento lavorativo, che coinvolgeva le Università di Foggia, Verona, Ferrara e del Salento.
Fin dall’apertura dei lavori, il clima è stato quello di un confronto rigoroso ma partecipato, in cui accademia, magistratura e professioni hanno dialogato su un terreno comune: la tutela della dignità del lavoro. Il progetto, coordinato dalla professoressa Madia D’Onghia, è stato dedicato alla memoria della professoressa Monica Mc Britton, già responsabile dell’unità di ricerca dell’Università del Salento. Il suo ricordo ha attraversato in particolare la seconda giornata, quando è stato sottolineato il contributo scientifico e umano che ha offerto alla ricerca.
Dopo i saluti istituzionali, la prima sessione ha affrontato il tema dello sfruttamento nell’attuale quadro normativo. Si è discusso di economia sommersa, di lavoro forzato nelle filiere europee, di regolazione dei flussi migratori e del delicato equilibrio tra diritto penale e diritto del lavoro. Nel corso del pomeriggio è emerso con chiarezza come lo sfruttamento non fosse circoscritto a pochi ambiti marginali, ma attraversasse settori diversi: agricoltura, logistica, turismo, moda, sanità, lavoro domestico. La sessione dedicata alla ricerca applicata ha portato casi concreti all’attenzione dei partecipanti, mostrando come precarietà, ricattabilità e frammentazione delle filiere continuassero a rappresentare terreno fertile per abusi.
La seconda giornata si è concentrata sulle strategie interdisciplinari di contrasto. Si è analizzato il ruolo della criminalità organizzata nello sfruttamento lavorativo e si rifletteva sull’evoluzione della direttiva europea in materia di due diligence e responsabilità nelle catene di fornitura. Nelle conclusioni è stata richiamata la necessità di rafforzare il coordinamento tra strumenti preventivi e repressivi.
Nel dibattito ha trovato spazio anche una riflessione sul percorso normativo che, nel tempo, ha ampliato le tutele dei lavoratori. Con lo Statuto dei Lavoratori, introdotto dalla Legge 300/1970, il legislatore ha riconosciuto diritti fondamentali come la libertà sindacale e la tutela della dignità nei luoghi di lavoro. Più recentemente, la Legge 199/2016 ha rafforzato gli strumenti di contrasto al caporalato, estendendo la responsabilità anche ai datori di lavoro che si avvalevano consapevolmente di manodopera sfruttata. Il Decreto legislativo 81/2008 ha consolidato il sistema di prevenzione in materia di salute e sicurezza, riconoscendo che condizioni di lavoro insicure o degradanti costituiscono una forma indiretta di sfruttamento.
Eppure, come è stato evidenziato nel corso delle relazioni, il quadro normativo, pur evoluto, si confrontava con trasformazioni profonde del mercato del lavoro: digitalizzazione, appalti a cascata, gestione algoritmica delle prestazioni e crescente vulnerabilità di lavoratori migranti o irregolari rendevano più difficile intercettare e prevenire gli abusi. Il convegno si è chiuso con un dibattito partecipato e con la consapevolezza condivisa che la ricerca non dovesse restare confinata nell’ambito accademico, ma tradursi in proposte concrete di policy.
L’evento, accreditato per la formazione continua degli avvocati e dei consulenti del lavoro, ha rappresentato non solo un momento di approfondimento scientifico, ma anche un’occasione per ribadire che la tutela della dignità del lavoro rimane una sfida aperta, che richiede strumenti giuridici aggiornati e una costante attenzione culturale e istituzionale.