Si è conclusa oggi, 4 settembre, all’Università di Foggia la Interdisciplinary European Conference on Entrepreneurship Research – IECER 2026, tre giornate che hanno portato in città studiosi, ricercatori e professionisti provenienti da diversi Paesi per interrogarsi sul futuro dell'imprenditorialità e sul suo ruolo nelle grandi trasformazioni della società contemporanea.
Ad ospitare l'edizione 2026, organizzata dal Dipartimento di Economia dell'Università di Foggia, è stata la sede del Dipartimento di Giurisprudenza. Al centro della conferenza il tema “Inclusive Entrepreneurship for Changing Societies”, una riflessione sull'imprenditorialità come possibile strumento di inclusione, innovazione e cambiamento in un mondo attraversato da profonde trasformazioni sociali, economiche, tecnologiche e ambientali. Non soltanto crescita economica, dunque. Il confronto scientifico ha esplorato l'impresa anche come spazio capace di generare opportunità, rafforzare la resilienza dei territori e contribuire alla costruzione di comunità più inclusive e sostenibili. Una prospettiva che ha attraversato l'intero programma della conferenza, mettendo in dialogo discipline, approcci e contesti di ricerca differenti.
La conferenza è entrata nel vivo mercoledì 2 settembre con l'apertura ufficiale e il keynote speech della Dr. Sophie Alkhaled, dando avvio a un fitto calendario di sessioni parallele. Dall'entrepreneurial well-being ai temi dell'intersezionalità, del genere, dell'inclusione e della diversità; dalla finanza sostenibile agli ecosistemi imprenditoriali e allo sviluppo delle regioni, fino alle implicazioni della doppia transizione digitale ed energetica. Spazio anche alle nuove frontiere della ricerca, con approfondimenti sull'imprenditorialità nell'era dell'intelligenza artificiale, sulla biodiversità, sulla resilienza in un contesto di crisi multiple, sugli innovation labs e makerspaces e sui rapporti tra sostenibilità economica, sociale e benessere. Un mosaico di temi che restituisce la complessità dell'imprenditorialità contemporanea e la necessità di studiarla attraverso uno sguardo sempre più interdisciplinare. Tra gli appuntamenti in programma anche il “Meet the editor”, pensato come occasione di confronto diretto con il mondo dell'editoria scientifica, e numerosi momenti dedicati alla costruzione di relazioni tra i partecipanti. Perché una conferenza internazionale non è fatta soltanto di paper e presentazioni, ma anche di incontri, connessioni e conversazioni capaci di generare nuove prospettive di ricerca. IECER, del resto, nasce proprio con questa vocazione. Fondata nel 2003 dai professori Jürgen Schmude e Michael Dowling, la conferenza rappresenta da oltre vent'anni uno spazio internazionale dedicato alla ricerca interdisciplinare sull'imprenditorialità. Nel corso delle sue edizioni ha attraversato diverse città europee, da Montpellier a Innsbruck, da Lisbona a Maastricht, fino a Covilhã, riunendo studiosi provenienti dal mondo accademico, imprenditoriale e istituzionale. Una particolare attenzione è riservata anche alle nuove generazioni della ricerca, incoraggiando giovani studiosi e dottorandi a presentare i propri lavori all'interno della comunità scientifica internazionale.
L'esperienza foggiana era iniziata già il 1° settembre con un Welcome Social Event, primo momento informale di incontro tra i partecipanti, per poi proseguire con le giornate scientifiche e con occasioni dedicate anche alla scoperta del territorio. Il networking si è così intrecciato con l'accoglienza, trasformando la conferenza in un'opportunità per far conoscere Foggia e la Puglia a una comunità internazionale di ricercatori. Con la conclusione di oggi e il Farewell Brunch, IECER 2026 lascia quindi a Foggia il segno di un confronto che ha guardato al futuro dell'imprenditorialità partendo dalle grandi sfide del presente. Tre giorni di ricerca e dialogo internazionale che hanno rafforzato il ruolo dell'Università di Foggia come luogo di incontro tra saperi, persone e prospettive provenienti da contesti diversi. Un'occasione per dimostrare, ancora una volta, come la ricerca possa superare confini geografici e disciplinari e trovare, proprio nel confronto, nuove domande e possibili direzioni per il futuro.