Decoding Dickens: la sfida per decifrare la “Tavistock letter” di Charles Dickens

L’Università di Foggia e la University of Leicester sono a capo del progetto: in palio 300 sterline per chi riuscirà a trovare la soluzione all’enigma

Decoding Dickens
Valeria Monachese

Charles Dickens è uno degli autori maggiormente noti e apprezzati della letteratura inglese e i suoi romanzi e racconti hanno avuto plurime edizioni e sono stati tradotti in più di 150 lingue. Autore studiatissimo dalla critica, anche filologica, Dickens aveva creato un codice criptato, fatto di abbreviazioni e speciali segni grafici, con cui compose diversi manoscritti. Tra questi, soltanto dieci testi sono giunti a noi e pochissimi sono stati effettivamente decodificati e interpretati. Nessuno studioso è ancora riuscito a decrittare la lettera di “Tavistock House”, chiamata così per via del nome presente sulla carta intestata, ovvero quello della casa londinese dove l’autore visse dal 1851 al 1860. Potrebbe trattarsi di una lettera puramente informativa, ma potrebbe anche rivelare particolari fondamentali per l’interpretazione di una delle sue opere. Fatto sta che sarebbe di primaria importanza riuscire a sciogliere il codice, decodificandolo e permettendo così agli studiosi di concentrarsi sul contenuto della lettera.

Il linguaggio in codice utilizzato da Dickens nella “Tavistock letter” è una versione rivisitata e modificata di un codice del XVIII secolo, chiamato brachigrafia, che utilizzava acronimi, simboli e abbreviazioni. In un quaderno di Dickens conservato nella John Rylands Library di Manchester, sono presenti alcuni indizi di decodificazione: l’autore appuntò lì la legenda di alcuni simboli e segni grafici che può tornare utile a chi si cimenterà nell’impresa. Purtroppo gli indizi non sono sufficienti per tradurre l’intero testo, anche perché alla difficoltà della decodificazione si aggiunge quella dell’interpretazione dei segni grafici: la scrittura dell’autore è piuttosto disordinata e a tratti incomprensibile.

Molti accademici e filologi hanno tentato la decifrazione, ma nessuno finora vi è riuscito: per questo motivo i membri del “Dickens Project” della University of California (Santa Cruz), un centro studi che raccoglie i maggiori esperti di Dickens di tutto il mondo, hanno deciso di lanciare una vera e propria sfida ai giovani studenti appartenenti alla nuova generazione. Abituati a utilizzare abbreviazioni e simboli nonché a formare neologismi, i giovani d’oggi potrebbero, grazie alle loro competenze di alfabetizzazione ‘non convenzionale’, riuscire a risolvere il mistero della “Tavistock letter”. Il bando “Decoding Dickens”, in collaborazione con la University of Leicester e l’Università di Foggia, mette quindi in palio 300 sterline (l’equivalente di circa 350 euro) per chi, maggiore di 18 anni, riuscirà a proporre una decodificazione accettabile, descrivendo precisamente il processo seguito per arrivare alla soluzione. Il premio, ovviamente, è simbolico: interessante, invece, è la gara culturale che si propone di coinvolgere studenti, studiosi o semplicemente appassionati di ogni genere e provenienza.

Per conoscere ulteriori dettagli sul progetto e sul bando, abbiamo intervistato il prof. Hugo Bowles, responsabile del progetto The Dickens Code e docente di Lingua inglese presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Foggia.

 

Com’è nato il progetto “The Dickens Code”?

Il percorso del nostro progetto parte da lontano. È frutto di una collaborazione bilaterale tra il nostro Ateneo e l’Università di Leicester in Inghilterra ed è finanziato dal AHRC, il principale ente britannico dedicato alle ricerche negli humanities. Abbiamo anche coinvolto nel progetto gli archivi e le biblioteche inglesi e americane che detengono i manoscritti stenografici all’interno delle loro collezioni. Un po’ a sorpresa, un donatore anonimo ha offerto un premio per la decifrazione di uno di questi testi stenografici: la lettera Tavistock, appunto.  

 

Abbiamo notato che il progetto sta diventando piuttosto virale: numerosi sono le notizie che lo riguardano, non solo in Italia e in Inghilterra.

Effettivamente, grazie a questo piccolo premio e alla sfida della decodificazione di un manoscritto di Dickens che non è mai stato letto, il progetto ha avuto un impatto mediatico immediato. The Times ha pubblicato un lungo articolo sul Dickens Code, che è stato subito ripreso da Apple News, CNN e persino da un tabloid inglese (Daily Mail), seguito da alcune testate europee, tra cui La Repubblica e La Stampa. Abbiamo avuto più di 1000 download del bando in due giorni. Insomma, pare di sì: abbiamo tra le mani un progetto virale!

 

Perché si è avvertita l’esigenza di uno sforzo collettivo per poter decifrare il codice?

Con i miei studenti del Dipartimento di Giurisprudenza studiamo forensic linguistics, ovvero linguistica forense, e ci occupiamo spesso di analizzare anche testi scritti criptati, come gli SMS, in inglese. Ma la lettera di Dickens è più complessa, perché scritta in una stenografia ormai obsoleta, macchinosa e con caratteri nuovi aggiunti da Dickens che nessuno conosce. Secondo noi, la decifrazione risolutiva può giungere solo da uno sforzo collettivo ed è proprio per questo che abbiamo deciso di progettare una forma di crowdsourced research a cui tutti possono partecipare. Il bando, infatti, è aperto davvero a tutti. Ai nostri workshop sono arrivati cittadini provenienti da tutto il mondo. Non è necessario essere esperti di Dickens e nemmeno bravissimi in inglese: bisogna solo avere la passione per i codici, i giochi linguistici e molta, moltissima pazienza.

 

Si aspetta anche dall’Italia decifrazioni ammissibili?

Certamente, mi aspetto anche soluzioni dall’Italia. L’Italia ha un forte tradizione stenografica e fino a 20 anni fa la stenografia è stata una materia scolastica importante nelle scuole superiori tecniche. Ci avete battuto negli europei di calcio e potete anche superarci nella decifrazione dei testi!

 

Cosa accadrebbe se qualcuno inviasse una soluzione plausibile di decifrazione?

Le eventuali soluzioni dei partecipanti al bando non solo potrebbero portare alla luce un testo nuovo scritto da Dickens, ma sarebbero anche molto utili per conoscere in che modo l’autore utilizzava il sistema e come lo insegnava ai suoi allievi. La nostra speranza per il futuro è che il progetto possa anche aiutare a rigenerare una cultura stenografica che sta scomparendo. Oggi, una registrazione vocale si può ottenere con un semplice smartphone, ma, fino agli anni ’60, si usava la stenografia sia nei lavori amministrativi che in quelli giornalistici e perfino nella vita quotidiana. Ricordo che mia madre a volte scriveva la lista della spesa in stenografia, quando aveva fretta. Qualcuno ci ha recentemente inviato i frammenti di un diario di un suo antenato del ‘800 scritto in una stenografia sconosciuta, chiedendoci aiuto per la decifrazione. Noi riteniamo che esista un mondo stenografico sommerso che andrebbe portato in superficie e si spera che in futuro, anche con l’aiuto del pubblico, il nostro progetto possa compiere i primi passi in questa direzione.

 

La lettera, conservata nella “Morgan Library & Museum”, è visionabile sul sito del progetto “The Dickens Code”, dove sono presenti anche le indicazioni per prendere parte alla gara. I partecipanti al ‘gioco di decodifica’ avranno tempo fino al 31 dicembre per proporre le loro soluzioni, inviandole alla dott.ssa Claire Wood, ricercatrice in letteratura Vittoriana alla University of Leicester, e al prof. Hugo Bowles, entrambi referenti del progetto.

La notizia del “Decoding Dickens” sta facendo il giro del mondo per la sua originalità e innovatività: finalmente viene riconosciuta agli studenti la possibilità di ‘superare’ i maestri utilizzando le loro particolari competenze e abilità. Si tratta di una svolta che aprirà la strada ad altre iniziative di questo genere? Ci si augura di sì, ma, soprattutto, si spera che siano molti gli studenti e gli appassionati che raccoglieranno il guanto di sfida.

Twitter: @dickens_code

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