Il vino italiano non è soltanto tradizione, territorio e qualità. Sempre più spesso è anche innovazione tecnologica, digitalizzazione e ricerca applicata. È questo il quadro che emerge dallo studio internazionale coordinato dall’Università di Foggia e dedicato all’impatto delle tecnologie dell’Agricoltura 4.0 nel settore vitivinicolo italiano.
La ricerca, realizzata da Alessandro Muscio, Amir Maghssudipour e dal dottorando cinese Yuntao Wang, ha coinvolto 387 aziende vitivinicole italiane attraverso questionari e interviste dirette, con l’obiettivo di comprendere come le imprese stiano affrontando la trasformazione digitale e quali siano le prospettive di sviluppo sui mercati internazionali, in particolare quello cinese.
“Nel 2024, con uno studente di dottorato cinese che ho avuto il piacere di seguire, abbiamo fatto un’indagine su circa 400 cantine vitivinicole italiane”, spiega Muscio, docente di Economia applicata presso il Dipartimento di Scienze Sociali. “L’indagine era orientata allo studio delle attività legate all’agricoltura 4.0 e al potenziale di export di queste aziende in Cina, in Asia e nel resto del mondo”.
Tecnologia e ricerca in un settore considerato “tradizionale”
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dallo studio riguarda il livello di innovazione tecnologica raggiunto dal comparto vitivinicolo italiano. Secondo i dati raccolti, il 42% delle aziende ha già investito in almeno una tecnologia legata all’Agricoltura 4.0, con particolare attenzione a sistemi di monitoraggio meteorologico, agricoltura di precisione e software gestionali.
“Quello che è emerso è l’atteggiamento di queste imprese verso la tecnologia”, sottolinea Muscio. “C’è una forte attenzione alla tecnologia anche in Puglia, soprattutto per ambiti legati all’Internet of Things o alla robotica, e c’è una elevata attenzione anche alla ricerca e sviluppo in un settore che molto spesso viene percepito come tradizionale”.
Lo studio evidenzia come strumenti digitali, sensori ambientali, sistemi di monitoraggio climatico e agricoltura di precisione stiano contribuendo a migliorare sostenibilità ambientale, efficienza produttiva e qualità del prodotto. Le aziende che adottano queste tecnologie mostrano inoltre una maggiore capacità di posizionarsi nei segmenti premium e ultra-premium del mercato vinicolo.
Il mercato cinese e le nuove abitudini di consumo
Accanto all’analisi sulle imprese italiane, la ricerca ha approfondito anche il comportamento dei consumatori cinesi e le trasformazioni del mercato del vino in Cina, oggi stimato in circa 340 miliardi di euro annui.
Yuntao Wang, dottorando in Scienze Economiche all’Università di Foggia, ha concentrato parte della sua attività di ricerca proprio sul rapporto tra innovazione e capacità delle aziende italiane di espandersi nel mercato asiatico.
“La ricerca si concentra su come aiutare le aziende italiane a espandere la loro presenza nel mercato cinese”, spiega Wang. “Negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, in Cina ci sono stati profondi cambiamenti nelle abitudini di acquisto, con un forte spostamento verso l’online e le piattaforme digitali”.
Le indagini sono state svolte sia in Italia, durante il Vinitaly di Verona, sia in Cina, in città come Shanghai e Chengdu, coinvolgendo aziende e consumatori finali.
Tra i risultati più significativi emerge un dato chiaro: i consumatori cinesi attribuiscono grande importanza alla tracciabilità del prodotto e alla fiducia nel marchio, più che agli aspetti tecnologici della produzione.
“Il consumatore cinese vuole essere sicuro dell’origine del prodotto e della sua autenticità”, spiega Wang. “Per questo la tracciabilità è fondamentale”.
Le difficoltà delle PMI italiane
La ricerca mette però in evidenza anche alcune criticità strutturali del sistema produttivo italiano. La maggior parte delle aziende vitivinicole analizzate sono piccole e medie imprese che presentano limiti nelle risorse economiche, nelle competenze digitali e negli investimenti in ricerca e sviluppo.
Un dato particolarmente significativo riguarda il rapporto con il mondo accademico: circa l’80% delle aziende non collabora con università o centri di ricerca, riducendo così la propria capacità di affrontare mercati internazionali complessi come quello cinese.
“Le PMI dovrebbero organizzarsi in consorzi e rafforzare le collaborazioni con le università”, osserva Wang. “L’Università di Foggia offre un ambiente interdisciplinare che unisce economia, agricoltura e nuove tecnologie e può aiutare concretamente le aziende ad affrontare le sfide dell’innovazione”.
Il ruolo internazionale dell’Università di Foggia
Lo studio rappresenta anche una testimonianza concreta della dimensione internazionale dell’Università di Foggia, sempre più coinvolta in reti scientifiche globali e percorsi di ricerca interdisciplinari.
Nel suo percorso di dottorato, Wang ha collaborato con diversi docenti dell’Ateneo foggiano, partecipando alla pubblicazione scientifica e alla presentazione dei risultati in contesti internazionali. Tra pochi giorni presenterà infatti un nuovo paper scientifico a Saragozza, in Spagna.
“Ho trovato un ambiente internazionale e molto stimolante”, racconta Wang. “I professori dell’Università di Foggia mi hanno supportato molto nel mio percorso di ricerca”.
La pubblicazione scientifica analizza come le tecnologie digitali possano diventare strumenti strategici per coniugare sostenibilità ambientale, innovazione e competitività nel settore vitivinicolo.