Dagli Stati Uniti a Foggia, la scelta controcorrente di Giuseppe De Girolamo: “Qui porto ricerca e futuro su anziani e obesità”
stati uniti
Michele Iula

Il giovane geriatra rientra dopo l’esperienza nel più grande centro mondiale di nutrizione e punta su tirzepatide e sarcopenia: “Il territorio ha bisogno di competenze e visione”

Ha lasciato uno dei centri più avanzati al mondo per lo studio dell’obesità per tornare nella sua terra. Una scelta tutt’altro che scontata, soprattutto a 30 anni, nel pieno di un percorso scientifico internazionale. Ma per Giuseppe De Girolamo, giovane ricercatore della provincia di Foggia, il rientro non è un passo indietro, bensì un investimento sul futuro.

Originario di Castelluccio Valmaggiore, piccolo centro dei Monti Dauni segnato dallo spopolamento e da una popolazione sempre più anziana, oggi vive proprio lì. Un legame con il territorio che incide anche sulle sue scelte scientifiche: studiare l’invecchiamento, la fragilità e l’obesità significa, in fondo, guardare da vicino ciò che accade ogni giorno nei borghi dell’entroterra foggiano.

Dopo quasi due anni negli Stati Uniti, a St. Louis, nel laboratorio guidato da Samuel Klein, riferimento mondiale per la nutrizione umana, oggi è tornato all’Università di Foggia, nel team del Prof. Gaetano Serviddio. Tra pochi giorni partirà per la Lituania per presentare i dati delle sue ricerche. Un percorso già proiettato oltre i confini, ma con radici ben salde.

Il ritorno dopo l’esperienza negli Stati Uniti

Il rientro è avvenuto da circa un mese, dopo quasi due anni di ricerca in uno dei centri più avanzati al mondo per lo studio dell’obesità. Un’esperienza nata all’interno del percorso di specializzazione e dottorato, con un periodo obbligatorio all’estero, ma costruita con determinazione.

“L’opportunità è arrivata dall’università, grazie all’intuizione e alla visione del prof Serviddio”, racconta. Negli Stati Uniti ha sviluppato competenze cliniche, di ricerca e informatiche, ma anche una visione più ampia del lavoro scientifico e del contesto culturale.

Non sono mancate le possibilità di restare, ma il giovane medico ha scelto di rientrare. “Non escludo in futuro altre esperienze, ma era importante tornare e mettere a frutto quello che ho imparato”.

Una scelta che viene letta anche come un investimento strategico. “Giuseppe rappresenta l'investimento che l'università fa sui propri talenti. L'obiettivo non è tanto quello di uscire, l'importanza e la forza di una comunità si vede nel progettare il loro rientro ed il loro radicamento”, sottolinea Gaetano Serviddio.

Una scelta: geriatria e obesità

Non è comune, per un ricercatore così giovane, scegliere di dedicarsi alla geriatria. Eppure per De Girolamo è “il tema del presente”, un ambito in cui si intrecciano medicina, ascolto e qualità della vita.

Il suo focus è su obesità, nutrizione e sarcopenia, con particolare attenzione all’obesità sarcopenica, una condizione complessa che unisce perdita di massa muscolare e aumento del grasso corporeo.

“È un punto di contatto tra metabolismo e invecchiamento, e rappresenta una sfida crescente”, spiega. Una scelta che nasce anche da una dimensione umana: il rapporto con il paziente anziano e l’importanza dell’ascolto.

Il lavoro sulla tirzepatide e i nuovi farmaci

Tra i progetti più innovativi avviati al rientro, c’è uno studio sulla tirzepatide, uno dei farmaci più promettenti per il trattamento dell’obesità.

La ricerca, partita a fine gennaio, analizza l’impatto del farmaco sulla performance fisica dei pazienti. Un aspetto ancora poco esplorato, ma centrale per migliorare la qualità della vita. Parallelamente, il team lavora su farmaci della classe GLP-1, su strategie nutrizionali come la dieta chetogenica e sull’utilizzo della vitamina E. I dati raccolti negli Stati Uniti sono in fase di analisi e pubblicazione: uno studio è già stato pubblicato, un altro è in stesura.

Tecnologie avanzate e limiti europei

Durante l’esperienza americana, de Girolamo ha lavorato anche con tecniche diagnostiche altamente avanzate, come l’euglycemic-hyperinsulinemic clamp, considerato il gold standard per la valutazione della sensibilità insulinica.

Si tratta di una procedura complessa, che prevede infusioni controllate per diverse ore e, in alcuni casi, l’uso di isotopi. “Sono metodiche molto costose e difficili da applicare in Europa, sia per ragioni economiche che etiche”, sottolinea. Ciò che può essere trasferito, però, è il metodo: lavoro di squadra, approccio multidisciplinare e competenze informatiche.

Obesità: differenze tra Stati Uniti e Puglia

L’esperienza all’estero ha permesso al ricercatore di osservare da vicino le differenze culturali legate all’alimentazione. Negli Stati Uniti, soprattutto nei contesti a basso reddito, prevale una scarsa cultura del cibo: si mangia spesso fuori, si cucina poco e il junk food è più accessibile. “Ho notato anche su me stesso un cambiamento fisico legato all’alimentazione”, racconta.

In Puglia, invece, il problema dell’obesità è influenzato da fattori socioeconomici e culturali. “Esistono ancora credenze radicate, come l’idea che le persone sovrappeso siano sinonimo di salute”.

Un’università in crescita e prospettive locali

All’Università di Foggia, De Girolamo lavora in un gruppo giovane e dinamico, che lascia spazio all’iniziativa individuale e alla crescita professionale. L’autonomia, spiega, è un elemento chiave per chi dimostra intraprendenza e capacità di adattamento. “La mia esperienza all’estero è stata riconosciuta e questo mi ha dato fiducia”, sottolinea.

Sul percorso del giovane ricercatore torna anche Serviddio: “Tutti i ricercatori del nostro gruppo hanno un’esperienza consolidata in grandi centri di ricerca internazionali. Ciò che abbiamo fatto anche con Giuseppe è stato cercare di comprendere le sue aspettative. E poi identificare il centro più adeguato, trovare le risorse economiche per sostenerlo, inserirlo in un sistema competitivo e multietnico perché potesse apprezzare la cultura del lavoro, della sana competizione e soprattutto il senso del merito”.

Comunicazione, formazione e radici

Oltre alla ricerca, c’è un’attenzione particolare alla comunicazione medico-paziente. “Cerco di dedicare il giusto tempo al primo incontro, riducendo le distanze e creando un rapporto più empatico”.

Un approccio che si riflette anche nell’attività didattica, con il coinvolgimento degli studenti in tirocini e percorsi formativi. Molti di loro, racconta, tornano per sviluppare tesi e nuove esperienze.

Il messaggio, però, è soprattutto legato alla possibilità di invertire una narrazione spesso rassegnata. Anche da territori fragili, come i Monti Dauni, è possibile costruire percorsi solidi, formarsi nei contesti più avanzati e poi scegliere di tornare.

“Bisogna andare fuori, vedere cose nuove e poi riportarle a casa. Se lo vuoi, si può fare”.

A chiudere è ancora Serviddio: “Questa è l'Università di Foggia, questo è il gruppo che rappresento, questo è il nostro modo di creare opportunità”. Nel percorso di Giuseppe De Girolamo c’è proprio questo: studio, esperienze internazionali e determinazione che diventano strumenti per creare valore dove è più bello tornare. Non una rinuncia, ma una scelta consapevole. E forse, proprio per questo, ancora più significativa.