Al Policlinico di Foggia la mindfulness entra in corsia: un progetto per prevenire il burnout tra i medici
Mindfulness per i medici
Laura Marinaccio

A Foggia la salute dei medici diventa una priorità concreta, non attraverso nuove tecnologie o protocolli clinici, ma partendo dal benessere psicologico di chi lavora ogni giorno in corsia. È questo il cuore del progetto di mindfulness avviato al Policlinico Riuniti, un percorso di dodici settimane destinato a specializzandi, medici e borsisti della Scuola di Medicina Interna dell’Università di Foggia. Il primo incontro si è svolto ieri 25 febbraio 2026 negli spazi dedicati alla riabilitazione della struttura ospedaliera.

L’iniziativa nasce su impulso del professor Gaetano Serviddio, direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche e delegato rettorale alle politiche sanitarie, insieme alla docente di Psicologia Tiziana Quarto. La guida pratica del corso è affidata alla psicologa Amalia Quotta, che da anni applica tecniche di consapevolezza nei contesti caratterizzati da elevata pressione emotiva, come gli ambienti sanitari.
Il progetto rappresenta un cambio di prospettiva nella formazione medica: accanto alla preparazione scientifica e alle competenze tecniche, entra in gioco la dimensione emotiva del professionista. L’idea di fondo è che la qualità dell’assistenza non dipenda soltanto dalle conoscenze cliniche, ma anche dall’equilibrio mentale e dalla capacità di gestire lo stress. In questa visione, il benessere degli operatori sanitari diventa parte integrante dell’efficienza del sistema.

Secondo Serviddio, il burnout non può essere interpretato come un limite personale, ma come un segnale legato all’organizzazione del lavoro. Turni intensi, responsabilità elevate e pressione costante espongono medici e specializzandi a un logoramento progressivo che può incidere sulla lucidità e sulla sicurezza delle cure. Le tecniche di mindfulness, spiega il docente, offrono strumenti utili per migliorare la gestione delle emozioni, favorire la concentrazione e ridurre la reattività allo stress, con ricadute positive anche sul rapporto con i pazienti.

Il tema è tutt’altro che marginale. Studi recenti e audizioni istituzionali negli Stati Uniti indicano che più della metà dei medici presenta sintomi riconducibili al burnout, un fenomeno che contribuisce all’abbandono della professione e alla crescente carenza di personale sanitario. Un quadro che rende urgente individuare strategie di prevenzione efficaci.
Ciò che distingue l’esperienza avviata a Foggia è l’approccio scientifico. I partecipanti saranno coinvolti in una valutazione strutturata prima e dopo il percorso, attraverso strumenti validati che misurano livelli di stress, qualità del sonno e indicatori di esaurimento professionale. L’obiettivo è verificare in modo oggettivo se l’intervento produce benefici concreti, trasformando il corso in un vero e proprio progetto sperimentale. Se i risultati saranno positivi, l’iniziativa potrebbe diventare la base per un programma pilota su scala regionale. L’intenzione è proporre alla Regione Puglia un modello stabile che riconosca la tutela della salute mentale degli operatori sanitari come responsabilità istituzionale, e non come iniziativa occasionale.

La sfida, in definitiva, riguarda il futuro della sanità pubblica. Non basta misurare prestazioni e numeri: diventa necessario valutare anche le condizioni di chi rende possibile il funzionamento degli ospedali. L’esperienza dell’Università di Foggia punta proprio a questo: dimostrare che prendersi cura dei professionisti significa, indirettamente, migliorare la qualità delle cure offerte ai pazienti e garantire la sostenibilità del sistema sanitario nel lungo periodo.