“La leggenda dell’artista”: una chiusura che illumina di arte e bellezza. Fabrizio Gifuni regala all’Auditorium Santa Chiara un’ultima, indimenticabile serata
Rassegna la leggenda dell'artista con Gifuni
Gaetana Oliviero

Si è concluso ieri sera, 26 maggio, il ciclo di appuntamenti culturali dell’Auditorium Santa Chiara con un incontro di grande richiamo: protagonista Fabrizio Gifuni, attore e regista tra i più autorevoli del panorama italiano, impegnato nel dialogo “Un corpo d’artista per i fantasmi della nostra Storia” insieme alla prof.ssa Floriana Conte. In un Auditorium gremito, Gifuni ha guidato il pubblico attraverso un percorso denso di riferimenti letterari, memorie civili e riflessioni sul ruolo dell’attore come oggetto narrante della storia passata e presente. Si è trattato di un passo a due intellettuale, capace di intrecciare analisi, emozione e visione critica. L’atmosfera, intensa e raccolta, ha accompagnato la serata, concludendo il ciclo di incontri, che nelle ultime settimane ha trasformato il Santa Chiara in un laboratorio vivo di idee e creatività. Un finale di grande spessore, affidato a una delle voci più profonde e rigorose del panorama italiano contemporaneo.

Da Sonia Bergamasco a Ludovico Di Martino, da Vinicio Marchioni a Enrico Vanzina, fino a Sara Putignano e Caterina Sanvi: è stata una rassegna che ha messo al centro l’artista e le sue molteplici identità, offrendo momenti di confronto di altissimo profilo culturale e professionale. Un percorso che ha intrecciato testimonianze, linguaggi scenici e riflessioni profonde sulle arti performative, costruendo un dialogo aperto tra generazioni, espressioni e visioni della scena odierna, intercettando consapevolezze artistiche differenti.

Fabrizio Gifuni conversando con la prof.ssa Floriana Conte, in un percorso ispirato al saggio “La leggenda dell’artista. Un saggio storico” di Ernst Kris e Otto Kurz (1934), ha offerto alla comunità accademica e al territorio una riflessione interdisciplinare sulla realizzazione dell’identità dell’artista contemporaneo. Nel raccontarsi, ha lasciato affiorare con naturalezza la ricchezza delle competenze e delle vocazioni che hanno contraddistinto il suo percorso professionale e personale. Indugiando sul valore del gioco nei percorsi storici e filosofici, la sua voce, pacata ma sicura, oltrepassava territori diversi: la creatività, la poliedricità, l’impegno; la capacità di muoversi tra linguaggi molteplici e di restare dentro l’attualità del teatro e della recitazione. Passando con disinvoltura dai testi classici greci agli studi in legge alla poesia moderna, ha mostrato una formazione che non procede in linea retta, ma si espande, si intesse, si arricchisce. Il tono confidenziale del suo racconto ha delineato un artista che cambia registro con naturale semplicità, che indossa ruoli diversi — dall’intellettuale, impegnato politicamente, al guascone — come fossero abiti preziosi scelti per necessità espressiva. Ogni personaggio che interpreta sembra aderirgli, diventando parte di lui, trasformandosi in un’estensione della sua identità. Ne emerge una figura che non teme la molteplicità, ma la abita: un artista che fa dei suoi personaggi strumenti per diffondere l’arte, manifesta e celata, e restituirla con la voce della recitazione. 

La chiusura del ciclo degli incontri, affidata a Gifuni, ha assunto così un valore speciale: un interprete che unisce rigore, profondità e impegno civile, restituendo tutta la forza e la complessità del fare arte oggi. Anche questa proposta culturale appena conclusa ribadisce il ruolo dell’Università, nell’ambito delle attività di Terza Missione, come promotrice di ricerca, formazione e dialogo culturale aperto al territorio e costruito insieme al territorio. Un percorso che ha trovato un grande seguito nella comunità accademica e cittadina, confermando la forza dell’arte e della bellezza come momento condiviso di crescita, confronto e visione.