Dai primi nati a una rete per la salute riproduttiva: il percorso della PMA a Foggia
PMA al Policlinico Riuniti di Foggia
Laura Marinaccio

I primi nati attraverso le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita di II e III livello hanno segnato una tappa importante per il Centro di Procreazione Medicalmente Assistita del Policlinico di Foggia, inaugurato il 26 luglio 2025. Ma il bilancio di questo primo periodo di attività non riguarda soltanto i risultati raggiunti: racconta soprattutto la costruzione di un modello di presa in carico nel quale la PMA si inserisce in una rete più ampia, capace di coinvolgere diverse specialità e di accompagnare la coppia nelle differenti fasi del percorso.

È stato questo il filo conduttore dell’incontro “PMA – Un anno dopo. I primi nati”, che si è svolto oggi lunedì 5 ottobre 2026 nell’Aula Multimediale della Struttura Complessa Universitaria di Urologia del Policlinico di Foggia. Un appuntamento dedicato alle Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita di I, II e III livello, promosso dalla SSVD di Fisiopatologia della Riproduzione e Procreazione Medica Assistita, diretta dalla professoressa Maria Matteo, e dalla SSVD di Andrologia, diretta dal professor Carlo Bettocchi. Il dato più immediato, quello dei primi bambini nati grazie ai percorsi di PMA di II e III livello, si inserisce infatti in un progetto più articolato. La possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazione assistita rappresenta solo uno dei passaggi di un percorso che può richiedere diagnosi, approfondimenti specialistici, trattamenti, supporto psicologico e, quando necessario, interventi per preservare la fertilità prima di affrontare terapie potenzialmente in grado di comprometterla.

È proprio sulla necessità di costruire una presa in carico integrata che si è concentrata la giornata, attraverso il confronto tra le diverse realtà coinvolte. Il percorso è stato infatti presentato come una rete di attività integrate, secondo quanto previsto dal D.R. 1882 del 23 dicembre 2024, che mette in relazione la PMA con numerose specialità del Policlinico. In questo quadro si inseriscono gli interventi della professoressa Olga Lamacchia, direttrice della Struttura Complessa di Endocrinologia, e della professoressa Annamaria Petito, direttrice della SSVD di Psicologia Clinica e Direzione Universitaria. Il loro contributo ha riguardato due aspetti essenziali del percorso: l’inquadramento endocrinologico della coppia e la prevenzione, cura e tutela del benessere psicologico, elementi che completano la valutazione strettamente riproduttiva. Accanto alla valutazione clinica, un ruolo importante è affidato alla diagnosi e al trattamento chirurgico di base della coppia infertile, con l’invio alla struttura di PMA quando necessario. Su questo fronte sono state richiamate le collaborazioni con la Struttura Complessa di Ginecologia e Ostetricia I, diretta dal professor Luigi Nappi, e con la Struttura Complessa di Ginecologia e Ostetricia II, diretta dal professor Stefano Bettocchi. La parte più ampia della riflessione ha riguardato però la preservazione della fertilità, un ambito nel quale la medicina della riproduzione entra in contatto con patologie e percorsi terapeutici molto diversi. L’obiettivo è intervenire, quando possibile, prima che una malattia o una terapia possa compromettere la funzione riproduttiva. Sono state quindi illustrate le attività integrate con la Medicina Interna, per i pazienti con dismetabolismi e patologie associate a stress ossidativo, con la Gastroenterologia, per le persone affette da malattie infiammatorie croniche intestinali, e con la Neurologia, con particolare attenzione alle patologie neurodegenerative, tra cui la sclerosi multipla.

Il percorso coinvolge inoltre l’Ematologia, nell’ambito della preservazione della fertilità nei pazienti con emopatie e della rete regionale PDTA Linfomi, e le discipline impegnate nella presa in carico delle pazienti oncologiche. In particolare, la locandina dell’incontro richiama la collaborazione con Oncologia, Chirurgia Senologica e Chirurgia Generale, con percorsi dedicati anche alle pazienti con tumore della mammella e a quelle che devono affrontare trattamenti oncologici potenzialmente impattanti sulla fertilità. Un ulteriore ambito di collaborazione riguarda la Reumatologia, per le pazienti con patologie autoimmuni. A dare un quadro complessivo di questa rete sono stati dunque i professionisti delle diverse aree specialistiche, mostrando come la tutela della fertilità possa diventare parte integrante della presa in carico di una persona anche quando il problema principale non è inizialmente di natura riproduttiva. La rete, però, non si ferma all’interno del Policlinico. Un altro tema affrontato durante l’incontro è stato infatti il rapporto con il territorio, considerato fondamentale per rendere più efficace il percorso di prevenzione e cura della salute riproduttiva. Il confronto con la ASL Foggia, rappresentata dalla direttrice generale Tiziana Dimatteo, ha riguardato in particolare l’ottimizzazione della rete e l’attuazione del programma di social freezing. A questo si aggiunge il coinvolgimento degli endocrinologi e dei ginecologi del territorio e dei medici di medicina generale, chiamati a contribuire alla costruzione di un collegamento più stretto tra assistenza territoriale e ospedaliera. All’incontro hanno preso parte anche le istituzioni, con i saluti del direttore generale del Policlinico di Foggia Yanko Tedeschi, del preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia Giuseppe Carrieri, della direttrice generale della ASL Foggia Tiziana Dimatteo, dell’assessore alle Infrastrutture e Mobilità della Regione Puglia Raffaele Piemontese, del direttore del Dipartimento Promozione della Salute e del Benessere Animale Vito Montanaro e del delegato alle Politiche strategiche in Sanità dell’Università di Foggia Gaetano Serviddio. La loro presenza ha sottolineato la dimensione istituzionale di un percorso che coinvolge Università, Policlinico, ASL e sistema sanitario regionale. Uno spazio specifico è stato infine dedicato alle Associazioni dei pazienti, con l’intervento della presidente di ANDOS Foggia, Elisabetta Valleri. Un contributo che ha riportato al centro del percorso la prospettiva delle persone che affrontano diagnosi, trattamenti e scelte legate alla fertilità, completando una rete che non può essere costruita soltanto intorno alle competenze cliniche. A poco più di un anno dall’apertura del Centro, quindi, i primi nati rappresentano il risultato più concreto di un percorso già avviato. Ma l’incontro del 5 ottobre ha mostrato soprattutto la direzione verso cui sta andando la PMA al Policlinico di Foggia: un sistema nel quale le tecniche di procreazione medicalmente assistita costituiscono un tassello di una rete più ampia, dedicata alla prevenzione, alla cura, alla preservazione della fertilità e alla tutela della salute riproduttiva della coppia.