Prevenzione del tumore alla prostata, l’Università di Foggia sperimenta un nuovo modello di diagnosi precoce
tumore alla proposta
Laura Marinaccio

La salute maschile torna al centro dell’attenzione con una campagna nazionale che punta a promuovere la cultura della prevenzione e a incoraggiare gli uomini a sottoporsi a controlli periodici, anche in assenza di sintomi. Un tema che riguarda da vicino anche il territorio foggiano, dove l’Università di Foggia, insieme al Policlinico, è impegnata nella sperimentazione di un percorso innovativo per la diagnosi precoce del tumore alla prostata.

Il progetto si inserisce nel più ampio contesto delle iniziative promosse dalla Società Italiana di Urologia (SIU), che dal 1° novembre ha avviato la campagna di sensibilizzazione «Una mela al giorno… per la prostata non basta! Farsi controllare è importante». L’iniziativa, lanciata al termine del 99° Congresso nazionale della Società, conclusosi il 31 ottobre a Riccione sotto la presidenza del professor Giuseppe Carrieri, Preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Foggia e Direttore della Struttura complessa di Urologia del Policlinico di Foggia, vuole richiamare l’attenzione su una patologia ancora troppo spesso sottovalutata. A sostenere il messaggio della campagna sono numerosi volti noti dello sport, dello spettacolo e dell’informazione, tra cui Ale e Franz, Lautaro Martínez, Alessandro Del Piero, Ronn Moss, Alessandro Bastoni e Carlo Conti. La partecipazione dei testimonial punta a raggiungere pubblici diversi e a contribuire al superamento di quei pregiudizi culturali che ancora oggi possono rappresentare un ostacolo all'accesso ai controlli. Il principio da cui parte la sensibilizzazione è semplice: non avvertire disturbi non significa necessariamente essere al riparo da una patologia.

Il carcinoma prostatico costituisce infatti una delle neoplasie più diffuse nella popolazione maschile. In Europa si contano ogni anno oltre 417mila nuove diagnosi e circa 92mila decessi. In Italia, tuttavia, manca ancora un programma nazionale organizzato di screening inserito nei Livelli essenziali di assistenza. Il controllo del PSA, attraverso un esame del sangue, rappresenta uno strumento ampiamente utilizzato, ma la sua applicazione al di fuori di percorsi strutturati può comportare il rischio di approfondimenti non necessari, individuazione di forme tumorali a bassa aggressività e differenze nell'accesso agli accertamenti. La sfida della medicina contemporanea è quindi individuare modalità di diagnosi capaci di intercettare tempestivamente le forme clinicamente significative, evitando al tempo stesso esami e trattamenti non appropriati. Una direzione indicata anche dal Consiglio dell'Unione europea, che nel dicembre 2022 ha invitato gli Stati membri a valutare, attraverso progetti pilota e ulteriori studi, l'efficacia di programmi di diagnosi precoce basati sul dosaggio del PSA e sull'eventuale ricorso alla risonanza magnetica. È proprio in questo ambito che si colloca l'esperienza avviata in Capitanata dall'Università di Foggia, che dallo scorso anno sta portando avanti un progetto pilota per sperimentare un modello organizzato di diagnosi precoce del tumore della prostata. L'obiettivo è raccogliere dati, verificare l'efficacia del percorso e mettere a punto un sistema che possa essere successivamente replicato anche in altri territori.

L'iniziativa, sviluppata nell'ambito delle attività della struttura universitaria di Urologia diretta dal professor Giuseppe Carrieri, coinvolge l'Università di Foggia, la Regione Puglia, il Policlinico di Foggia, l'ASL Foggia e l'Ordine dei Medici della provincia. Una rete istituzionale e sanitaria che consente di mettere in relazione competenze cliniche, ricerca scientifica e assistenza, costruendo un percorso che accompagna il cittadino dalle prime verifiche agli eventuali approfondimenti diagnostici. Il primo passaggio consiste nel dosaggio del PSA, effettuato con un semplice prelievo di sangue. Qualora i valori rilevati rendano opportuno un approfondimento, gli uomini coinvolti vengono contattati dal team della Struttura complessa di Urologia del Policlinico di Foggia per una visita specialistica gratuita. Sulla base della valutazione clinica possono essere prescritti ulteriori accertamenti, tra cui la risonanza magnetica prostatica e, nei casi in cui venga individuato un rischio significativo, una biopsia mirata delle aree sospette.

I numeri raggiunti finora confermano l'importanza di un'iniziativa di questo tipo: sono già più di mille gli uomini che hanno aderito al progetto e, in alcuni casi, gli approfondimenti hanno permesso di individuare neoplasie in persone che non manifestavano alcun sintomo. Risultati che evidenziano quanto sia importante non affidarsi esclusivamente alla comparsa di segnali clinici, ma promuovere una maggiore attenzione verso la propria salute. La sperimentazione guarda anche all'evoluzione delle tecnologie applicate alla medicina. Tra gli sviluppi previsti figura infatti la realizzazione di un modello di screening 3.0, nel quale informazioni laboratoristiche, cliniche e radiologiche possano essere integrate attraverso algoritmi decisionali. L'intento è migliorare la valutazione individuale del rischio e orientare gli accertamenti in maniera sempre più precisa, favorendo percorsi diagnostici personalizzati e riducendo il ricorso a procedure non indispensabili.

«Novembre richiama l'attenzione sulla salute maschile, ma la prevenzione richiede continuità. L'invito è a parlarne con il proprio medico, anche in assenza di sintomi», ha dichiarato il Rettore dell'Università di Foggia, prof. Lorenzo Lo Muzio. «Come Università, abbiamo il compito di portare questi temi anche fuori dagli ambulatori, nei luoghi della formazione e del confronto con i cittadini. Sensibilizzare significa dare alle persone gli strumenti per capire quando e perché sottoporsi a un controllo».

Sulla stessa linea il professor Giuseppe Carrieri, che ha sottolineato il valore complementare della campagna nazionale e della sperimentazione territoriale: «La prima contribuisce a superare tabù e reticenze, rendendo la salute maschile un tema di cui parlare apertamente; il secondo affronta la sfida di tradurre la diagnosi precoce in un percorso organizzato, sostenuto da evidenze scientifiche e attento all'appropriatezza degli accertamenti». L'esperienza foggiana si propone così di contribuire a una questione che supera i confini locali: rendere la prevenzione oncologica più accessibile, consapevole ed efficace. Un impegno nel quale l'Università svolge un ruolo che va oltre la ricerca e la formazione, traducendo le conoscenze scientifiche in opportunità concrete per la salute della comunità.