Foggia capitale delle Meraviglie, il primo convegno internazionale riscrive lo studio dei capolavori antichi
Le sette meraviglie del mondo spectacula orbis
Michele Iula

Archeologi e studiosi da tutta Europa riuniti all’Università di Foggia per analizzare le Sette Meraviglie con metodo scientifico e tecnologie digitali. Tra i protagonisti il giovane ricercatore foggiano Germano Sarcone, 33 anni, impegnato tra la Daunia e l’Egeo.

Foggia entra nella mappa della grande ricerca internazionale ospitando il primo convegno scientifico interamente dedicato alle Sette Meraviglie del Mondo Antico. Non un semplice omaggio al fascino del passato, ma un confronto rigoroso tra archeologi, storici e specialisti che hanno scelto di studiare questi capolavori con metodo interdisciplinare, superando l’alone di mito che li accompagna da secoli.

L’iniziativa, organizzata dall’Università di Foggia, ha trasformato per due giorni la città in un laboratorio globale sul tema delle meraviglie, intese non come leggende ma come straordinarie realizzazioni dell’ingegno umano.

Oltre il mito, la scienza delle Meraviglie

"Questo è il primo convegno internazionale dedicato alle meraviglie, un convegno tematico dedicato a questo specifico tema", spiega Riccardo Di Cesare. "Non si era mai riunito un consesso di archeologi e storici, quindi di specialisti che hanno aderito a un’idea, cioè studiare le sette meraviglie come tema scientifico. Le meraviglie parlano dell’uomo, parlano delle più grandi realizzazioni dell’uomo".

Il titolo scelto, "Spectacula Orbis", richiama proprio la definizione antica di questi monumenti come spettacoli del mondo. L’obiettivo è stato chiaro fin dall’inizio: dimostrare che le Meraviglie possono essere indagate attraverso filologia archeologica, analisi tecnica, studio dei contesti politici e religiosi, uso delle nuove tecnologie.

Le rovine e il compito degli archeologi

A sottolineare il valore metodologico dell’incontro è Danilo Leone, professore ordinario di Metodologie della ricerca archeologica.

"Il mondo contemporaneo è disseminato di rovine - ha spiegato -: tracce materiali del passato che, pur frammentarie, conservano un significato profondo per la comunità e per la società nel suo insieme. Esse non sono soltanto resti silenziosi, ma testimonianze cariche di memoria, capaci di interrogare il presente. Compito dell’archeologo è restituire senso a questi luoghi, raccontando il valore degli edifici, dei siti archeologici e, più in generale, dell’eredità trasmessa dalle generazioni che ci hanno preceduto. Tale racconto deve fondarsi su metodologie rigorose e su un’interpretazione filologicamente corretta”.

Leone insiste sul ruolo delle tecnologie digitali: "In questo processo, un ruolo sempre più centrale è assunto dalle tecnologie digitali. Strumenti informatici avanzati, ricostruzioni virtuali e applicazioni di intelligenza artificiale consentono oggi di immaginare e ricomporre ciò che il tempo ha frammentato, offrendo nuove possibilità di comprensione e di fruizione. Grazie a tali strumenti, la comunità può immergersi in un passato che non è più soltanto evocato, ma reso nuovamente esperibile".

Si tratta di una bellezza che trascende la dimensione puramente estetica per assumere un valore culturale e identitario. "Gli archeologi sono chiamati a utilizzare un linguaggio adeguato e consapevole, capace di coniugare rigore scientifico e capacità divulgativa, affinché la ricostruzione delle opere e dei contesti antichi sia corretta e al tempo stesso accessibile. Solo così i cittadini potranno, anche virtualmente, tornare a camminare tra templi, città greche e romane, riappropriandosi di un patrimonio che appartiene alla loro storia".

Un viaggio tra Piramidi, Colosso e Faro

Il convegno ha seguito un percorso cronologico attraverso le sette Meraviglie: dalle Piramidi d’Egitto, unica ancora visibile, ai Giardini pensili di Babilonia, dalla statua di Zeus a Olimpia al Mausoleo di Alicarnasso, fino al Tempio di Artemide a Efeso, al Colosso di Rodi e al Faro di Alessandria, unica struttura con una funzione pubblica per la navigazione.

Molte di queste opere non esistono più. E proprio questa assenza le rende affascinanti. "Si potrebbe dire che delle Sette Meraviglie sappiamo tutto o sappiamo poco, e quindi è inutile tornare a parlarne. In realtà non è così", osserva Leone. "Le nuove tecnologie e l’avanzamento degli studi archeologici ci consentono di aggiungere nuovi tasselli per collocare e contestualizzare questi luoghi definiti nell’antichità meraviglie, miracoli dell’antichità".

Sarcone, 33 anni: da Foggia alla Grecia e ritorno

Tra i volti simbolo di questo dialogo internazionale c’è Germano Sarcone, 33 anni, ricercatore foggiano formatosi proprio all’Università di Foggia.

"Il mio percorso formativo è iniziato qui, con la triennale e la magistrale presso il Dipartimento di Studi Umanistici. Successivamente ho avuto l’opportunità di specializzarmi in archeologia classica ad Atene, presso la Scuola Archeologica Italiana, e ho proseguito con un dottorato alla Scuola Normale Superiore di Pisa".

Un percorso che racconta una doppia dimensione, locale e internazionale. "Questo è stato possibile grazie alla solida base fornita dall’Università di Foggia, che da sempre vanta una prospettiva internazionale e una visione che va oltre i confini del nostro territorio".

Oggi Sarcone è impegnato nella missione congiunta tra Università di Foggia e Scuola Archeologica Italiana di Atene sull’isola di Lemnos, nel nord Egeo. "Stiamo lavorando all’interno di un santuario di età arcaica dedicato alla Grande Dea Lemnos. Gli scavi ci hanno permesso di individuare migliaia di manufatti che ci aiutano a ricostruire la storia di questo sito e la vita delle popolazioni della Grecia settentrionale".

Un giovane ricercatore che, partendo dalla Daunia, contribuisce a riscrivere pagine di storia dell’antico Egeo.

Lo stupore come motore della conoscenza

Il convegno ha dimostrato che le Meraviglie non sono un repertorio da manuale scolastico, ma un campo di ricerca ancora aperto. Parlano di potere, religione, tecnologia, arte. Parlano della capacità dell’uomo di superare i propri limiti.

E parlano anche al presente. Perché, come emerso durante i lavori, lo stupore resta il primo motore della conoscenza. E Foggia, per due giorni, è diventata il luogo in cui passato e futuro si sono incontrati sotto il segno della ricerca scientifica.

Tag: Università di Foggia, Sette Meraviglie, archeologia, Germano Sarcone, Danilo Leone, Riccardo Di Cesare, convegno internazionale, ricerca scientifica, cultura

 

Le rovine e il compito degli archeologi

A sottolineare il valore metodologico dell’incontro è Danilo Leone, professore ordinario di Metodologie della ricerca archeologica.

Il mondo contemporaneo è disseminato di rovine: tracce materiali del passato che, pur frammentarie, conservano un significato profondo per la comunità e per la società nel suo insieme. Esse non sono soltanto resti silenziosi, ma testimonianze cariche di memoria, capaci di interrogare il presente. Compito dell’archeologo è restituire senso a questi luoghi, raccontando il valore degli edifici, dei siti archeologici e, più in generale, dell’eredità trasmessa dalle generazioni che ci hanno preceduto. Tale racconto deve fondarsi su metodologie rigorose e su un’interpretazione filologicamente corretta”.

Leone insiste sul ruolo delle tecnologie digitali: " In questo processo, un ruolo sempre più centrale è assunto dalle tecnologie digitali. Strumenti informatici avanzati, ricostruzioni virtuali e applicazioni di intelligenza artificiale consentono oggi di immaginare e ricomporre ciò che il tempo ha frammentato, offrendo nuove possibilità di comprensione e di fruizione. Grazie a tali strumenti, la comunità può immergersi in un passato che non è più soltanto evocato, ma reso nuovamente esperibile".

Si tratta di una bellezza che trascende la dimensione puramente estetica per assumere un valore culturale e identitario. " Gli archeologi sono chiamati a utilizzare un linguaggio adeguato e consapevole, capace di coniugare rigore scientifico e capacità divulgativa, affinché la ricostruzione delle opere e dei contesti antichi sia corretta e al tempo stesso accessibile. Solo così i cittadini potranno, anche virtualmente, tornare a camminare tra templi, città greche e romane, riappropriandosi di un patrimonio che appartiene alla loro storia".

Un viaggio tra Piramidi, Colosso e Faro

Il convegno ha seguito un percorso cronologico attraverso le sette Meraviglie: dalle Piramidi d’Egitto, unica ancora visibile, ai Giardini pensili di Babilonia, dalla statua di Zeus a Olimpia al Mausoleo di Alicarnasso, fino al Tempio di Artemide a Efeso, al Colosso di Rodi e al Faro di Alessandria, unica struttura con una funzione pubblica per la navigazione.

Molte di queste opere non esistono più. E proprio questa assenza le rende affascinanti. "Si potrebbe dire che delle Sette Meraviglie sappiamo tutto o sappiamo poco, e quindi è inutile tornare a parlarne. In realtà non è così", osserva Leone. "Le nuove tecnologie e l’avanzamento degli studi archeologici ci consentono di aggiungere nuovi tasselli per collocare e contestualizzare questi luoghi definiti nell’antichità meraviglie, miracoli dell’antichità".

Sarcone, 33 anni: da Foggia alla Grecia e ritorno

Tra i volti simbolo di questo dialogo internazionale c’è Germano Sarcone, 33 anni, ricercatore foggiano formatosi proprio all’Università di Foggia.

"Il mio percorso formativo è iniziato qui, con la triennale e la magistrale presso il Dipartimento di Studi Umanistici. Successivamente ho avuto l’opportunità di specializzarmi in archeologia classica ad Atene, presso la Scuola Archeologica Italiana, e ho proseguito con un dottorato alla Scuola Normale Superiore di Pisa".

Un percorso che racconta una doppia dimensione, locale e internazionale. "Questo è stato possibile grazie alla solida base fornita dall’Università di Foggia, che da sempre vanta una prospettiva internazionale e una visione che va oltre i confini del nostro territorio".

Oggi Sarcone è impegnato nella missione congiunta tra Università di Foggia e Scuola Archeologica Italiana di Atene sull’isola di Lemnos, nel nord Egeo. "Stiamo lavorando all’interno di un santuario di età arcaica dedicato alla Grande Dea Lemnos. Gli scavi ci hanno permesso di individuare migliaia di manufatti che ci aiutano a ricostruire la storia di questo sito e la vita delle popolazioni della Grecia settentrionale".

Un giovane ricercatore che, partendo dalla Daunia, contribuisce a riscrivere pagine di storia dell’antico Egeo.

Lo stupore come motore della conoscenza

Il convegno ha dimostrato che le Meraviglie non sono un repertorio da manuale scolastico, ma un campo di ricerca ancora aperto. Parlano di potere, religione, tecnologia, arte. Parlano della capacità dell’uomo di superare i propri limiti.

E parlano anche al presente. Perché, come emerso durante i lavori, lo stupore resta il primo motore della conoscenza. E Foggia, per due giorni, è diventata il luogo in cui passato e futuro si sono incontrati sotto il segno della ricerca scientifica.

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