Si è svolto mercoledì 26 novembre presso l’Aula V del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Foggia il seminario “Democrazia e sicurezza nei Balcani. Processi elettorali e fattore religioso tra stabilità e conflitto”, un momento di confronto a più voci dedicato alle criticità e alle opportunità legate alla stabilizzazione democratica della regione balcanica.
L’iniziativa, promossa dalla Cattedra di Diritto ecclesiastico, ha posto l’accento sul delicato equilibrio tra processi elettorali, dinamiche geopolitiche e influenze religiose in un’area considerata strategica per la sicurezza europea. Dopo i saluti istituzionali del Rettore Prof. Lorenzo Lo Muzio e del Direttore del Dipartimento Prof. Michele Trimarchi, il dibattito ha visto protagonista l’On. Matteo Mecacci, Consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) e Capo Missione ODIHR-OSCE per le recenti elezioni locali in Macedonia del Nord.
Esperto riconosciuto di diritti umani e diplomazia internazionale ed ex Direttore dell'ODIHR (2020-2024), Mecacci ha dialogato con il Prof. Gabriele Fattori evidenziando come le elezioni nei Balcani rappresentino spesso non solo esercizi di democrazia, ma veri e propri test di tenuta istituzionale e sociale.
Al centro della discussione, il ruolo dell’OSCE e degli organismi sovranazionali nella prevenzione dei conflitti, nonché l’importanza dell’osservazione elettorale quale strumento per rafforzare la fiducia dei cittadini e assicurare trasparenza e legittimità ai processi democratici.
Secondo Mecacci, il fattore religioso nei Balcani rimane un elemento con doppia valenza: da un lato può fungere da motore identitario e coesione comunitaria; dall’altro, se strumentalizzato politicamente, può alimentare tensioni. È in questa polarità che la cooperazione internazionale e la cultura democratica assumono un ruolo decisivo.
L’introduzione ai lavori, a cura del Prof. Pasquale Annicchino, ha fornito una chiave di lettura storico-giuridica del contesto, mentre le conclusioni affidate al Prof. Gianpaolo Maria Ruotolo hanno sottolineato l’urgenza di un approccio multidisciplinare per comprendere e gestire le criticità dei Balcani, ricordando come diritto internazionale e istituzioni democratiche rappresentino i pilastri della prevenzione dei conflitti.
Il seminario ha ribadito che osservare i Balcani significa osservare uno specchio d’Europa: dove la democrazia vacilla, la sicurezza si indebolisce. Investire su partecipazione, cooperazione e diritto significa dunque non solo consolidare la stabilità regionale, ma rafforzare l’intero quadro europeo.
Un incontro che ha offerto spunti concreti, stimolando riflessione e responsabilità: la costruzione della pace passa dalle urne, dalla tutela delle libertà fondamentali e dalla capacità delle istituzioni di ascoltare e includere.