Il giovane medico sudanese di 29 anni ha visto il conflitto interrompere il suo tirocinio a Khartoum. Grazie al programma UNICORE oggi studia e fa ricerca all’Università di Foggia: “Mi ha portato dall’ombra alla luce della scienza”
Quando il 15 aprile 2023 la guerra è esplosa in Sudan, Gbreel, 29 anni, era nel suo ultimo anno di medicina e aveva appena iniziato il tirocinio in un ospedale governativo di Khartoum. Dopo anni di studio, il sogno di diventare medico stava finalmente prendendo forma. Poi, nel giro di poche ore, tutto si è fermato.
“Ero nel mio ultimo anno di medicina. Avevo iniziato a praticare la medicina come tirocinante in ospedale”, racconta oggi nei laboratori dell’Università di Foggia, dove studia grazie al programma UNICORE – University Corridors for Refugees.
Nato nel South Darfur, una delle regioni più colpite dalle tensioni e dalle violenze che attraversano il Sudan, Gbreel ha vissuto in prima persona il caos dei primi giorni del conflitto. “Il mio tirocinio e le mie aspirazioni mediche sono state messe in pausa. È una guerra. Tutto si è fermato a zero. Niente si muove lì, eccetto i veicoli militari, il suono degli spari. La gente muore per strada, civili, militari. Bambini. Donne”.
L’ospedale trasformato dall’emergenza
Il ricordo di quelle ore resta vivido. “Mi sono svegliato. Sono corso in ospedale. E abbiamo iniziato a ricevere vittime. La gente perdeva la vita davanti a noi”. Una scena che ha segnato profondamente il giovane medico sudanese, costretto a vedere interrompersi non solo il proprio percorso professionale, ma anche la quotidianità di un intero Paese travolto dalla guerra.
Dopo mesi difficili e il trasferimento in Uganda nel dicembre 2024, per Gbreel arriva la possibilità di ripartire grazie a una borsa di studio dell’Università di Foggia nell’ambito del progetto UNICORE, promosso per offrire opportunità accademiche a studenti rifugiati.
Oggi è iscritto al corso di laurea magistrale in Clinical and Experimental Biology per l’anno accademico 2025/2026. Un percorso che gli permette di unire la formazione medica con la ricerca avanzata in ambito biomedico.
“Dall’ombra alla luce della scienza”
“La borsa di studio data dall’Università di Foggia non è solo un passo fuori dalla guerra”, spiega. “Mi ha dato un passo concreto per tornare di nuovo alla vita dell’istruzione e alla vita della scienza. È un’opportunità che mi ha portato dall’ombra alla luce della scienza”.
Parole che raccontano il significato più profondo dell’esperienza vissuta oggi nei laboratori dell’Ateneo foggiano, dove Gbreel svolge attività di ricerca sotto la supervisione della professoressa Consiglia Pacelli e di Ferdinando Dolce.
“Sto integrando le mie conoscenze mediche con la tecnologia molecolare avanzata utilizzando le infrastrutture universitarie”, racconta. “È come un’apertura verso nuove strade”.

La ricerca come nuovo inizio
Nel laboratorio biomedico dell’Università di Foggia, il giovane ricercatore sudanese sta costruendo un nuovo percorso professionale e umano. “Lavorare con questa squadra è davvero un punto di svolta per me”, spiega. “Ora, quando mi guardo, penso che questa sia l’opportunità di cui ogni giovane ricercatore ha bisogno per prosperare. E io sto prosperando qui”.
Il suo obiettivo è continuare a sviluppare competenze nella ricerca clinica e sperimentale, integrando medicina e biologia avanzata per contribuire allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche e alla salute globale.

Un ponte oltre i confini
Nel suo messaggio finale, Gbreel guarda anche agli altri studenti che vivono situazioni di guerra o fuga. “Grazie mille, Università di Foggia, per avermi dato questa solida base per lanciare il mio sogno”, dice. “L’Università di Foggia sta andando oltre i confini, dando una possibilità agli studenti internazionali”.
Poi l’invito rivolto ai giovani rifugiati: “Sono qui per dirvi che l’Università di Foggia è la porta per far avverare i vostri sogni”.
