Gli studi del team guidato dal professor Germinara attirano l’interesse della multinazionale giapponese Shin-Etsu e aprono nuove prospettive per un’agricoltura senza insetticidi
Quando Rachel Carson, in “Silent Spring”, denunciò gli effetti devastanti dei pesticidi sull’ambiente, mise in guardia contro l’“arroganza” del voler controllare la natura senza comprenderla davvero. Oggi, più di sessant’anni dopo, quella intuizione trova nuova concretezza nei laboratori dell’Università di Foggia, dove un gruppo di ricercatori sta esplorando un linguaggio antichissimo: quello dei feromoni, la forma di comunicazione animale che il biologo Edward O. Wilson definì “il canale più antico ed evolutivamente stabile del mondo animale”. L’agricoltura contemporanea si trova davanti a una sfida decisiva: produrre di più, ma con meno impatto. Per farlo, è necessario ascoltare ciò che Henry David Thoreau ricordava già nell’Ottocento, ovvero che “la natura non è un posto da visitare, ma casa nostra”. È esattamente questo lo spirito che anima la ricerca foggiana: non forzare i processi naturali, ma comprenderli e utilizzarne la logica interna.
Feromoni: che cosa sono e perché funzionano
Per capire la portata di questa rivoluzione occorre partire da una domanda semplice: che cosa sono i feromoni? Si tratta di molecole chimiche rilasciate da un organismo per comunicare con individui della stessa specie. Negli insetti regolano comportamenti fondamentali come l’allarme, l’orientamento, l’interazione con le piante ospiti e soprattutto l’attrazione sessuale. La loro efficacia dipende dalla precisione. I feromoni non sono quasi mai costituiti da una singola molecola, ma da miscele complesse di più componenti presenti in rapporti matematici estremamente rigorosi. Anche minime variazioni nelle proporzioni generano messaggi diversi, veri e propri “dialetti olfattivi” che impediscono interferenze tra specie. È questa specificità, affinata da milioni di anni di evoluzione, a rendere i feromoni strumenti ideali per un’agricoltura sostenibile: selettivi, naturali, innocui per l’ambiente e perfettamente coerenti con l’ecologia degli insetti.
Il lavoro del Professor Germinara e del laboratorio di Foggia
Questo linguaggio invisibile è al centro degli studi condotti dal Professor Giacinto Salvatore Germinara, ordinario di Entomologia generale e applicata del Dipartimento DAFNE. Nel suo laboratorio, dotato di strumentazioni all’avanguardia e uniche nel panorama italiano, opera un gruppo di giovani ricercatori che contribuisce in modo determinante alle attività scientifiche quotidiane: Marco Pistillo, Ilaria D’Isita, Federica Lo Muzio, Giovanni Iadarola, Fabrizio Lapenda e il dottorando Michele Di Cataldo. Grazie al lavoro di questo team è possibile analizzare simultaneamente la composizione chimica dei feromoni prodotti dagli insetti e la risposta del loro sistema olfattivo, rappresentato dalle antenne. Questa doppia lettura consente di individuare non solo le sostanze emesse, ma soprattutto quelle realmente percepite e biologicamente attive. È un approccio che permette di ricostruire con estrema precisione le miscele naturali e di comprenderne il ruolo comportamentale. Come ricordava Thomas Eisner, padre della chimica ecologica, “in ogni insetto c’è un laboratorio chimico vivente più sofisticato di qualunque cosa sia stata costruita dall’uomo”. A Foggia, quel laboratorio naturale viene letteralmente decifrato componente per componente, fino a identificare quali segnali innescano specifici comportamenti.
Dalla decifrazione alla difesa: monitoraggio e lotta guidata
La prima applicazione concreta di queste conoscenze è il monitoraggio. L’impiego di trappole contenenti feromoni sintetici consente di intercettare precocemente gli insetti dannosi e di seguirne l’andamento nel tempo. Questo passaggio ha permesso di superare la tradizionale “lotta a calendario”, basata su trattamenti regolari e spesso inutili, a favore di una “lotta guidata”, fondata su dati reali e interventi mirati. Il caso della Nottua gialla del pomodoro è emblematico. In passato, in Capitanata le perdite potevano raggiungere il 70 per cento della produzione. Il monitoraggio feromonico ha invertito la tendenza in modo significativo, riducendo l’uso di insetticidi, abbattendo i costi e migliorando la qualità del prodotto.
Le smart traps: quando l’Intelligenza Artificiale parla con la natura
Accanto alla capacità di “ascoltare” i segnali chimici, la ricerca foggiana sta sviluppando strumenti per interpretarli automaticamente. In collaborazione con il Politecnico di Bari, l’Università di Foggia ha progettato le “Smart Traps”, trappole intelligenti in grado di fotografare gli insetti catturati, riconoscerli attraverso algoritmi di Intelligenza Artificiale, contarli e inviare aggiornamenti in tempo reale agli agricoltori. Si tratta di un sistema che consente interventi tempestivi, riduce la necessità di controlli manuali e avvicina l’agricoltura ai principi dell’efficienza industriale, mantenendo però un impatto ambientale minimo.
La confusione sessuale: proteggere le colture parlando la lingua degli insetti
Se il monitoraggio permette di osservare, la confusione sessuale consente di agire. Questa tecnica consiste nel saturare l’ambiente con feromoni sintetici, disorientando i maschi che non riescono più a localizzare le femmine. L’accoppiamento non avviene e la popolazione dell’insetto nocivo crolla progressivamente, senza ricorrere a insetticidi. Come sottolinea l’entomologa Regine Gries, “i feromoni non uccidono, non avvelenano e non disturbano: parlano la lingua degli insetti”. È proprio seguendo questo principio che Foggia sta contribuendo alla transizione verso un’agricoltura a basso impatto. La tecnica, già applicata con successo contro la tignoletta della vite, è ora in estensione su colture strategiche come olivo, pomodoro e asparago, anche grazie alla collaborazione con la multinazionale giapponese Shin-Etsu, leader mondiale del settore.
Recenti acquisizioni scientifiche sui feromoni degli insetti
Un risultato di particolare rilievo è la recente identificazione del feromone sessuale del cosside dell’asparago, principale avversità della coltura nel bacino del Mediterraneo. La scoperta, pubblicata sulla rivista internazionale Journal of Chemical Ecology, ha aperto la strada a soluzioni innovative per il controllo di questo insetto, le cui larve possono distruggere in pochi anni l’apparato radicale delle piante. L’impiego di trappole ottimizzate ha permesso di mappare la distribuzione del fitofago in provincia di Foggia, che da sola contribuisce a oltre il 60 per cento della produzione nazionale di asparago verde. Nel 2025 è stato avviato, in collaborazione con Shin-Etsu, uno studio per valutare in anteprima mondiale la possibilità di applicare la confusione sessuale anche per questa specie. Lo sviluppo di metodi a basso impatto può migliorare la redditività della produzione di asparago verde pugliese, rafforzandone la sostenibilità economica, ambientale e sociale e aumentando la competitività sui mercati.
Foggia come ecosistema di ricerca e innovazione
Il Professor Germinara non ha dubbi sul ruolo centrale del territorio. “In molti altri atenei, i fondi che sono riuscito a procurarmi qui in pochi anni non li avrei ottenuti neanche in cinquant’anni”, osserva. È un’immagine chiara della forza di un distretto agricolo dinamico, attento all’innovazione e capace di trasformare rapidamente la ricerca in applicazioni concrete. Il Dipartimento di Agraria dell’Università di Foggia vive un periodo di crescita costante nelle immatricolazioni, offrendo ai giovani competenze altamente spendibili in un settore in piena trasformazione. Le aziende locali cercano figure preparate e la ricerca universitaria fornisce strumenti capaci di fare la differenza in un mercato sempre più competitivo.
Scienza, territorio e sostenibilità: una direzione comune
In un mondo globalizzato, dove i prodotti agricoli si confrontano con standard ambientali molto diversi, la ricerca sui feromoni assume un valore strategico. Significa offrire agli agricoltori strumenti puliti, selettivi, privi di residui e pienamente compatibili con i cicli naturali. Significa anche guardare alla natura come a un modello, non come a un ostacolo. Proprio come ricordava Thoreau — e come la scienza oggi conferma — la chiave non è controllare la natura, ma comprenderla. La ricerca sviluppata a Foggia dimostra che è possibile farlo con rigore, innovazione e rispetto.